Il tonno in scatola in gravidanza fa davvero male? Quali sono i reali pericoli per la madre e il bambino?

Quando una donna si trova a vivere il delicatissimo momento della gravidanza, il suo primo pensiero va al benessere del feto.

Benessere che passa attraverso due cose: l’integrazione (ovvero l’assunzione di quelle sostanze, come ad esempio l’acido folico, di cui il corpo richiede un maggiore apporto in questo speciale periodo) e l’alimentazione.

In questa sede affronteremo il discorso dell’alimentazione e, in particolare, di uno degli alimenti che più di altri causano dubbi alle donne in gravidanza: ovvero il tonno in scatola.

Il tonno in scatola in gravidanza fa bene, ma con una precisazione.

Per prima cosa, è necessario fare una premessa: gli alimenti ricchi di proteine nobili e di altre sostanze importanti (come gli Omega 3) non devono mai mancare nella dieta di  una donna incinta.

Questo perché il feto “consuma” vitamine e proteine in grandi quantità per assecondare il proprio sviluppo e la propria crescita.

E il tonno, anche quello in scatola, è sicuramente tra questi prodotti altamente proteici che sono consigliati durante la gestazione.

Perciò, sì: il tonno in scatola può essere tranquillamente consumato in gravidanza.

Ma solo se si presta particolare attenzione ad un aspetto: il tonno scelto deve essere strettamente rispondente a questi 4 criteri.

  1. Deve essere pescato in acque pulitissime
  2. Deve derivare solo da pesca sostenibile
  3. Deve appartenere alla specie Alalunga o tonno bianco
  4. Deve essere lavorato e conservato in modo tale da non alterarne le sostanze nutritive

Le 4 caratteristiche che rendono un tonno in scatola sicuro in gravidanza.

La prima cosa da fare quando si sceglie un tonno è fare attenzione alla specie. Non tutti i tonni sono uguali.

Normalmente, le specie più pescate (perché più numerose e quindi più facili da catturare con le grandi reti da pesca oceaniche) sono il tonno pinne gialle e il tonnetto striato.

Di per sé non sono specie “nocive”. Il fatto è che, però, presentano un grave problema: vivono e migrano in mari altamente inquinanti (per esempio l’Oceano Indiano, dove è presente in prevalenza il pinne gialle).

Questi animali, essendo grandi predatori del mare e collocati ai vertici della catena alimentare, si nutrono di pesci più piccoli, crostacei e calamari, assorbendo quindi grandissime quantità di sostanze inquinanti, soprattutto mercurio (che si trova normalmente nel mare) e metilmercurio (la sua forma organica).

Maggiore è l’età dell’esemplare, maggiore è il mercurio che avrà incamerato nelle carni.

Questo però non deve spaventare.

Infatti il tonno non è nocivo di per sé. Lo diventa solo in proporzione alla sua grandezza (più un pesce è grande, più inquinamento assorbe alimentandosi di pesci più piccoli a loro volta inquinati) e in rapporto alle zone di mare in cui vive.

Proprio per questo motivo, si dovrebbe scegliere solo il tonno bianco Alalunga, perché vive, si riproduce e migra solo in acque pulite (principalmente nel limpido e protetto Mar Cantabrico al largo del Golfo di Biscaglia) ed è una specie di taglia più piccola (quindi con meno probabilità di nutrirsi di altri pesci al loro volta inquinati).

Un altro vantaggio del tonno Alalunga è il fatto che è una specie che vive in banchi relativamente poco numerosi. 

Questo rende economicamente svantaggiosa la pesca industriale (quella tramite le grandi e aggressive reti oceaniche) e rende al contrario possibile la pesca a canna, più selettiva e sostenibile.

In pratica, la specie stessa si presta ad offrire una maggiore garanzia di sostenibilità e una minore contaminazione da metalli pesanti, istamina e altre sostanze inquinanti.

Questo lo rende a tutti gli effetti il tipo di tonno perfetto per le donne in gravidanza.

Allo stesso modo, dato che la pesca sostenibile è di norma praticata da piccole realtà locali e non dalle grandi multinazionali, questo garantisce automaticamente anche maggiore qualità e igiene nel processo di lavorazione.

Infatti un tonno lavorato e confezionato in piccoli laboratori artigianali (e non conveniente per la grande distribuzione, perché più raro e più costoso, com’è appunto il tonno bianco) è anche un prodotto:

  • A filiera corta
  • Più trasparente
  • Con maggiori controlli a campione (sulla presenza di metalli pesanti, mercurio, metilmercurio, piombo, istamina e altre sostanze inquinanti, che sono proprio quelle che danneggerebbero la madre e il feto)

In più un tonno a filiera corta è spesso anche lavorato dal fresco, non viene abbattuto per poi essere decongelato, e mantiene intatte le sue proprietà nutrizionali e il suo apporto di vitamine e minerali.

Quanto tonno mangiare in gravidanza?

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha stabilito che una donna in gravidanza può consumare tranquillamente fino a 2-3 porzioni di tonno in scatola a settimana, senza comunque eccedere rispetto a questa dose consigliata.

Conclusioni

In conclusione, il tonno in scatola è un ottimo alimento per le donne in gravidanza, a patto che rispetti tutte le caratteristiche appena elencate. 

Solo in questo modo si avrà la sicurezza di godere dei vantaggi di questo superfood (altamente proteico, ipocalorico, ricco di minerali e vitamine, leggero e digeribile), evitandone i rischi nascosti.

Perciò, per aiutare le consumatrici a fare la scelta più consapevole possibile in questa delicata fase della loro vita, abbiamo deciso di creare una guida completa, aggiornata e gratuita su come riconoscere e selezionare il miglior tonno per donne in gravidanza.

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